<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><!-- generator="wordpress/2.3.2" -->
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	>
<channel>
	<title>Commenti a: Una memoria per emigranti</title>
	<link>http://www.ilnissardo.com/libri/una-memoria-per-emigranti/</link>
	<description>Tra i vicoli del vecchio Nizza, sorseggiando un bicchiere di buon chianti, si ascolta buona musica e si fanno 4 chiacchiere tra amici.</description>
	<pubDate>Tue, 06 Jan 2009 12:07:41 +0000</pubDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.3.2</generator>
		<item>
		<title>By: Agostino</title>
		<link>http://www.ilnissardo.com/libri/una-memoria-per-emigranti/#comment-24511</link>
		<dc:creator>Agostino</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Oct 2007 09:47:25 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.ilnissardo.com/libri/una-memoria-per-emigranti/#comment-24511</guid>
		<description>Carissimo Carlo


            Oggi tutti i quotidiani raccontano la storia di 
un giudice 
tedesco che, nel giudicare un sardo violento, ha usato gli 
stessi parametri 
di giudizio (razzisti) descritti da Airoma a pagina 87 del 
libro sull'emigrazione.

            La citazione di Airoma acquista, pertanto, una 
diversa luce, che 
prescinde dalla questione islamica e investe, piuttosto, la 
mentalità di 
certi giudici tedeschi e le leggi tedesche che consentono 
loro "divagazioni 
etniche".

            A rileggere l'intervento di Airoma, il punto 
centrale è la 
lezione che Benedetto XVI pronunciò nell'Università di 
Ratisbona, una 
lezione che, come ricorderai, suscitò l'irritata reazione 
dei musulmani, che 
si sentirono trattati come "credenti di serie B".

            Airoma definisce quella lezione "brillante": 
non condivido.

            Come ricorderai, la domenica successiva il Papa 
fu costretto a 
ritornare sulla lezione, con un celebre intervento dal 
balcone di 
Castelgandolfo che, trasmesso in diretta dalla televisione, 
lo mostrò 
imbarazzato e timoroso nel suo intento di dissipare 
l'equivoco la lui stesso 
generato.

            L'equivoco in questione è il rapporto tra 
cristianesimo e Islam.

            A mio parere, la principale differenza tra 
queste due religioni 
è che l'Islam è una cultura chiusa e impermeabile, che non 
solo non ha 
subito - ne intende subire - l'influsso di altre culture, 
ma che si propone 
di sopraffare le altre culture, attraverso un espansionismo 
anche violento.

            Il cristianesimo, viceversa, nella sua area di 
insediamento 
storico (l'Europa e il Nordamerica), ha subito l'influsso 
della cultura 
laica, cioè della ragione: dunque, ha fatto i conti con la 
modernità, quella 
che don Canuto Toso, parlando della Francia, a suo modo, 
condanna (pagina 
23-24).

            Questa mia tesi, alla quale, con mia sorpresa, 
ha aderito anche 
l'amico professor Lorenzo Tommaselli, è più o meno il 
concetto dove il Papa 
voleva andare a parare a Ratisbona.

La contraddizione di fondo del Papa, che Airoma assorbe, è 
la doppiezza di 
una "politica estera" nella quale, in pratica, si accusano 
i musulmani di 
non essersi civilizzati (non avendo fatto i conti con la 
ragione) e, dall'altro 
lato", una "politica interna", rivolta agli europei e agli 
americani, di 
essersi secolarizzati, inseguendo un 
fantomatico "relativismo etico" (l'espressione 
con il quale il cattolicesimo ortodosso traduce la 
parola "tolleranza").

            Don Canuto Toso sublima questa contraddizione, 
la quale si 
manifesta anche nell'uso dell'aggettivo "retta": la 
ragione, quando viene 
tirata in ballo per fini di "politica interna" deve essere 
retta, quando, 
invece, deve servire per additare i musulmani 
come "credenti di serie B" ( = 
barbari), può anche non esserlo.

            A quando una fede retta ?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Carissimo Carlo</p>
<p>            Oggi tutti i quotidiani raccontano la storia di<br />
un giudice<br />
tedesco che, nel giudicare un sardo violento, ha usato gli<br />
stessi parametri<br />
di giudizio (razzisti) descritti da Airoma a pagina 87 del<br />
libro sull&#8217;emigrazione.</p>
<p>            La citazione di Airoma acquista, pertanto, una<br />
diversa luce, che<br />
prescinde dalla questione islamica e investe, piuttosto, la<br />
mentalità di<br />
certi giudici tedeschi e le leggi tedesche che consentono<br />
loro &#8220;divagazioni<br />
etniche&#8221;.</p>
<p>            A rileggere l&#8217;intervento di Airoma, il punto<br />
centrale è la<br />
lezione che Benedetto XVI pronunciò nell&#8217;Università di<br />
Ratisbona, una<br />
lezione che, come ricorderai, suscitò l&#8217;irritata reazione<br />
dei musulmani, che<br />
si sentirono trattati come &#8220;credenti di serie B&#8221;.</p>
<p>            Airoma definisce quella lezione &#8220;brillante&#8221;:<br />
non condivido.</p>
<p>            Come ricorderai, la domenica successiva il Papa<br />
fu costretto a<br />
ritornare sulla lezione, con un celebre intervento dal<br />
balcone di<br />
Castelgandolfo che, trasmesso in diretta dalla televisione,<br />
lo mostrò<br />
imbarazzato e timoroso nel suo intento di dissipare<br />
l&#8217;equivoco la lui stesso<br />
generato.</p>
<p>            L&#8217;equivoco in questione è il rapporto tra<br />
cristianesimo e Islam.</p>
<p>            A mio parere, la principale differenza tra<br />
queste due religioni<br />
è che l&#8217;Islam è una cultura chiusa e impermeabile, che non<br />
solo non ha<br />
subito - ne intende subire - l&#8217;influsso di altre culture,<br />
ma che si propone<br />
di sopraffare le altre culture, attraverso un espansionismo<br />
anche violento.</p>
<p>            Il cristianesimo, viceversa, nella sua area di<br />
insediamento<br />
storico (l&#8217;Europa e il Nordamerica), ha subito l&#8217;influsso<br />
della cultura<br />
laica, cioè della ragione: dunque, ha fatto i conti con la<br />
modernità, quella<br />
che don Canuto Toso, parlando della Francia, a suo modo,<br />
condanna (pagina<br />
23-24).</p>
<p>            Questa mia tesi, alla quale, con mia sorpresa,<br />
ha aderito anche<br />
l&#8217;amico professor Lorenzo Tommaselli, è più o meno il<br />
concetto dove il Papa<br />
voleva andare a parare a Ratisbona.</p>
<p>La contraddizione di fondo del Papa, che Airoma assorbe, è<br />
la doppiezza di<br />
una &#8220;politica estera&#8221; nella quale, in pratica, si accusano<br />
i musulmani di<br />
non essersi civilizzati (non avendo fatto i conti con la<br />
ragione) e, dall&#8217;altro<br />
lato&#8221;, una &#8220;politica interna&#8221;, rivolta agli europei e agli<br />
americani, di<br />
essersi secolarizzati, inseguendo un<br />
fantomatico &#8220;relativismo etico&#8221; (l&#8217;espressione<br />
con il quale il cattolicesimo ortodosso traduce la<br />
parola &#8220;tolleranza&#8221;).</p>
<p>            Don Canuto Toso sublima questa contraddizione,<br />
la quale si<br />
manifesta anche nell&#8217;uso dell&#8217;aggettivo &#8220;retta&#8221;: la<br />
ragione, quando viene<br />
tirata in ballo per fini di &#8220;politica interna&#8221; deve essere<br />
retta, quando,<br />
invece, deve servire per additare i musulmani<br />
come &#8220;credenti di serie B&#8221; ( =<br />
barbari), può anche non esserlo.</p>
<p>            A quando una fede retta ?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>By: ilnissardo</title>
		<link>http://www.ilnissardo.com/libri/una-memoria-per-emigranti/#comment-24485</link>
		<dc:creator>ilnissardo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Oct 2007 18:53:09 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.ilnissardo.com/libri/una-memoria-per-emigranti/#comment-24485</guid>
		<description>Grazie dei messaggi. Sono molto vicino come posizione a quella di Gennaro. Il confronto manca, da entrambe le parti.
E forse manca perché è più facile evitarlo, sia per i "riceventi" che per i "ricevuti". 
Per chi riceve (la nazione) è in fondo molto più facile ghettizzare (vediamo la francia degli anni 60), tralasciando le conseguenze che questo processo potrà avere in futuro (gli scontri alla periferia di Parigi dello scorso anno).
Concordo con Carlo sull'assurdità della sentenza tedesca. Ci sono rimasto quando l'ho letta sul libro.
E oggi arriva una nuova notizia, dove un italiano diventa il protagonista: &lt;a href='http://www.corriere.it/cronache/07_ottobre_11/violenza_sardo_fidanzata.shtml' rel="nofollow"&gt;sconto di pena perché è sardo&lt;/a&gt;.

Se da una parte determinate culture (non facciamo gli ipocriti limitandoci alle culture islamiche, sarebbe troppo semplice) sono poco inclini all'integrazione, deve comunque essere un impegno concreto di una nazione moderna che ha bisogno di immigrati promuoverla.
E questo non si fa (solo) nelle aule di tribunale, ma nella vita di tutti i giorni. Eliminando i quartieri dormitorio, disseminando gli immigrati (regolari) nel territorio in modo da metterli in contatto con persone di tradizioni e culture diverse. Sempre rispettando i loro valori, senza per questo perdere di vista la legalità o il rispetto verso le tradizioni locali.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie dei messaggi. Sono molto vicino come posizione a quella di Gennaro. Il confronto manca, da entrambe le parti.<br />
E forse manca perché è più facile evitarlo, sia per i &#8220;riceventi&#8221; che per i &#8220;ricevuti&#8221;.<br />
Per chi riceve (la nazione) è in fondo molto più facile ghettizzare (vediamo la francia degli anni 60), tralasciando le conseguenze che questo processo potrà avere in futuro (gli scontri alla periferia di Parigi dello scorso anno).<br />
Concordo con Carlo sull&#8217;assurdità della sentenza tedesca. Ci sono rimasto quando l&#8217;ho letta sul libro.<br />
E oggi arriva una nuova notizia, dove un italiano diventa il protagonista: <a href='http://www.corriere.it/cronache/07_ottobre_11/violenza_sardo_fidanzata.shtml' rel="nofollow">sconto di pena perché è sardo</a>.</p>
<p>Se da una parte determinate culture (non facciamo gli ipocriti limitandoci alle culture islamiche, sarebbe troppo semplice) sono poco inclini all&#8217;integrazione, deve comunque essere un impegno concreto di una nazione moderna che ha bisogno di immigrati promuoverla.<br />
E questo non si fa (solo) nelle aule di tribunale, ma nella vita di tutti i giorni. Eliminando i quartieri dormitorio, disseminando gli immigrati (regolari) nel territorio in modo da metterli in contatto con persone di tradizioni e culture diverse. Sempre rispettando i loro valori, senza per questo perdere di vista la legalità o il rispetto verso le tradizioni locali.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>By: Gennaro Piccolo</title>
		<link>http://www.ilnissardo.com/libri/una-memoria-per-emigranti/#comment-24476</link>
		<dc:creator>Gennaro Piccolo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Oct 2007 16:57:53 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.ilnissardo.com/libri/una-memoria-per-emigranti/#comment-24476</guid>
		<description>il confronto con l'islam deve essere leale e serrato. non 
bisogna rinunciare 
ai progressi fatti a favore della donna: il rispetto per le 
idee altrui e la 
tolleranza (in senso illuministico) non significano 
accettazione integrale 
anche di ciò che non si può condividere.
nessuno strapperà mai il burqa dal volto di una donna, ma 
bisogna dire che 
il burqa non può essere accettato nella nostra cultura: 
considero odioso 
imporre ad un volto di non potersi mostrare. E' una 
concezione della donna 
come essere inferiore che non mi appartiene.
penso che se uno stato libero impone a tutti di mostrarsi 
(anche per motivi 
di sicurezza) non bisognerebbe fare troppi sofismi e 
paragonare il velo (che 
neppure accetto, se imposto) o fare paragoni col casco mi 
sembra persino 
assurdo.
detto questo con molta fermezza, credo che sia sempre 
opportuno unconfronto 
serio e fermo: ed è esattamente ciò che non vedo. ci sono 
troppi equivoci, 
c'è troppa confusione, da tutte le parti. e dico 
sinceramente che non hop 
certezze. ma certo se consentiamo a chiunque di professare 
idee e religione, 
dovrebbero consentircelo anche quando ci rechiamo in un 
paese diverso: 
invece, non è così. e sinceramente non mi sembra giusto. lo 
dico in quanto 
uomo di sinistra.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>il confronto con l&#8217;islam deve essere leale e serrato. non<br />
bisogna rinunciare<br />
ai progressi fatti a favore della donna: il rispetto per le<br />
idee altrui e la<br />
tolleranza (in senso illuministico) non significano<br />
accettazione integrale<br />
anche di ciò che non si può condividere.<br />
nessuno strapperà mai il burqa dal volto di una donna, ma<br />
bisogna dire che<br />
il burqa non può essere accettato nella nostra cultura:<br />
considero odioso<br />
imporre ad un volto di non potersi mostrare. E&#8217; una<br />
concezione della donna<br />
come essere inferiore che non mi appartiene.<br />
penso che se uno stato libero impone a tutti di mostrarsi<br />
(anche per motivi<br />
di sicurezza) non bisognerebbe fare troppi sofismi e<br />
paragonare il velo (che<br />
neppure accetto, se imposto) o fare paragoni col casco mi<br />
sembra persino<br />
assurdo.<br />
detto questo con molta fermezza, credo che sia sempre<br />
opportuno unconfronto<br />
serio e fermo: ed è esattamente ciò che non vedo. ci sono<br />
troppi equivoci,<br />
c&#8217;è troppa confusione, da tutte le parti. e dico<br />
sinceramente che non hop<br />
certezze. ma certo se consentiamo a chiunque di professare<br />
idee e religione,<br />
dovrebbero consentircelo anche quando ci rechiamo in un<br />
paese diverso:<br />
invece, non è così. e sinceramente non mi sembra giusto. lo<br />
dico in quanto<br />
uomo di sinistra.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>By: Carlo</title>
		<link>http://www.ilnissardo.com/libri/una-memoria-per-emigranti/#comment-24442</link>
		<dc:creator>Carlo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Oct 2007 08:32:20 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.ilnissardo.com/libri/una-memoria-per-emigranti/#comment-24442</guid>
		<description>caro Andrea,

grazie per questa bella recensione che trovo nel Tuo blog. 
Tra l'altro il saggio del magistrato Domenico Airoma citato da Agostino, merita attenzione soprattutto dopo la decisione del Prefetto di Treviso di “legalizzare” il burqa. 
Una decisione che non tiene conto del fatto che molti immigrati non hanno alcuna intenzione di adeguarsi alle leggi del nostro Paese, e - come sono in tanti oramai a sostenere - in applicazione di una falsa interpretazione di quello che è la tolleranza, hanno la pretesa che dobbiamo essere noi a doverci adattare alla loro mentalità e civiltà. 
La questione del burqa - ne sono convinto - non è altro che un nuovo passo per salvaguardare le pretese dei singoli a danno dei fondamenti etici di un’intera comunità. E in Germania - come dice Domenico Airoma a pag. 87 - un giudice donna di Francoforte è arrivata addirittura a rigettare la richiesta di una musulmana di divorziare dal marito che la picchiava, sostenendo che per la cultura musulmana non è inusuale che il maschio eserciti il suo diritto di disciplina, e di questo la richiedente, una donna nata in Germania, doveva essere consapevole quando ha sposato l’opponente.
Anche da questo blog mi permetto di consigliare al prefetto Capocelli la lettura del libro “Infedele” della scrittrice somala Ayaan Hirsi Ali, una donna somala eletta anche nel Parlamento olandese e che conosce bene la presenza islamica nei Paesi Bassi. Ayaan Hirsi non si sbaglia quando afferma che in merito all’integrazione dei musulmani la politica olandese ha commesso dei grossi errori e non si può essere tolleranti per ottenere consenso, soprattutto se poi quel consenso è sostanzialmente "vuoto". In merito al multiculturalismo olandese e al suo rispetto per la cultura musulmana, Hirsi ha scritto: "La cultura degli immigrati veniva preservata a spese delle loro donne e dei loro figli, e a discapito della loro integrazione nel Paese. Molti musulmani non si sforzavano nemmeno di imparare l’olandese e respingevano i valori di tolleranza e libertà personale del Paese che li ospitava" (pag. 275).
Vogliamo avviarci anche noi a fare gli stessi errori di tedeschi e olandesi? 
Carlo Silvano</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>caro Andrea,</p>
<p>grazie per questa bella recensione che trovo nel Tuo blog.<br />
Tra l&#8217;altro il saggio del magistrato Domenico Airoma citato da Agostino, merita attenzione soprattutto dopo la decisione del Prefetto di Treviso di “legalizzare” il burqa.<br />
Una decisione che non tiene conto del fatto che molti immigrati non hanno alcuna intenzione di adeguarsi alle leggi del nostro Paese, e - come sono in tanti oramai a sostenere - in applicazione di una falsa interpretazione di quello che è la tolleranza, hanno la pretesa che dobbiamo essere noi a doverci adattare alla loro mentalità e civiltà.<br />
La questione del burqa - ne sono convinto - non è altro che un nuovo passo per salvaguardare le pretese dei singoli a danno dei fondamenti etici di un’intera comunità. E in Germania - come dice Domenico Airoma a pag. 87 - un giudice donna di Francoforte è arrivata addirittura a rigettare la richiesta di una musulmana di divorziare dal marito che la picchiava, sostenendo che per la cultura musulmana non è inusuale che il maschio eserciti il suo diritto di disciplina, e di questo la richiedente, una donna nata in Germania, doveva essere consapevole quando ha sposato l’opponente.<br />
Anche da questo blog mi permetto di consigliare al prefetto Capocelli la lettura del libro “Infedele” della scrittrice somala Ayaan Hirsi Ali, una donna somala eletta anche nel Parlamento olandese e che conosce bene la presenza islamica nei Paesi Bassi. Ayaan Hirsi non si sbaglia quando afferma che in merito all’integrazione dei musulmani la politica olandese ha commesso dei grossi errori e non si può essere tolleranti per ottenere consenso, soprattutto se poi quel consenso è sostanzialmente &#8220;vuoto&#8221;. In merito al multiculturalismo olandese e al suo rispetto per la cultura musulmana, Hirsi ha scritto: &#8220;La cultura degli immigrati veniva preservata a spese delle loro donne e dei loro figli, e a discapito della loro integrazione nel Paese. Molti musulmani non si sforzavano nemmeno di imparare l’olandese e respingevano i valori di tolleranza e libertà personale del Paese che li ospitava&#8221; (pag. 275).<br />
Vogliamo avviarci anche noi a fare gli stessi errori di tedeschi e olandesi?<br />
Carlo Silvano</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>By: Agostino</title>
		<link>http://www.ilnissardo.com/libri/una-memoria-per-emigranti/#comment-23985</link>
		<dc:creator>Agostino</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Oct 2007 08:23:47 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.ilnissardo.com/libri/una-memoria-per-emigranti/#comment-23985</guid>
		<description>Il libro di Carlo Silvano è la degna prosecuzione del suo pregevole impegno letterario. Nel libro vi è un saggio del magistrato Domenico Airoma, nel quale vi sono appunti significativi sulla intolleranza religiosa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il libro di Carlo Silvano è la degna prosecuzione del suo pregevole impegno letterario. Nel libro vi è un saggio del magistrato Domenico Airoma, nel quale vi sono appunti significativi sulla intolleranza religiosa.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
</rss>
