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Sempre più BitTorrent.

gennaio 30, 2007 4:54 pm

Qualche tempo fa vi ho parlato dell’accordo tra BitTorrent (la società) e alcune Major. Poi il secondo round di finanziamenti (per una paccata di milioni di dollari) e il cambio di managment. Queste sono le punte di un iceberg che è molto più profondo, BitTorrent si accinge ad assumere un ruolo fondamentale per la distribuzione (legale) dei media nei prossimi tempi.
Infatti è di qualche giorno fa l’annuncio di due società taiwanesi lo sviluppo di un chip per l’accellerazione del protocollo BitTorrent.
Il chip STR98x, sviluppato da IAdea e Star Semiconductor (gruppo UMC), viene definito “il primo microprocessore al mondo ottimizzato per BitTorrent”.
L’obbiettivo? Rendere l’uso del protocollo BitTorrent tanto semplice quanto guardare un DVD.
La notizia è stata ripresa anche da Punto Informatico.
Ora, il semplice sviluppo di questo chip dice povo o niente.. se non si cerca di andare un po in la con la fantasia.

La bellezza di un chip che implementa (e ottimizza.. ma questo viene in un secondo tempo) il protocollo BitTorrent sta principalmente nella possibilità a costi estremamente ridotti di aggiungere il supporto dentro altri circuiti integrati, per esempio quelli dei lettori DVD, oppure dei STB tanto cari agli ISP di tutto il mondo.
E in molti si chiederanno, ma non bastava usare il software e integrarlo? Si e no.
Si, nel senso che il protocollo BitTorrent si presta bene ad essere implementato anche in microprocessori di basso profilo (molti dei STB disponibili sul mercato sono linux based) ma l’integrazione può essere costosa, e soprattutto c’è il rischio di lasciare qualche porta aperta all’utilizzatore finale.. non sia mai che qualche geek trovi il modo di integrare i suoi tracker privati…
No, nel senso che avere un chip da aggiungere ad un integrato, a livello industriale costa una bischerata, e spesso il livello di sicurezza garantito è maggiore (perché le possibilità esposte dal chip sono limitate.. non fatemi scendere in dettagli tecnici).
Grazie ad un chip ogni produttore di hardware potrà implementare la logica necessaria limitatamente ai servizi che offre, e a seconda di come questo chip è fatto basterà semplicemente limitare l’accesso ai tracker “ufficiali”.

Insomma a breve vedrete sui menu delle vostre TV un tasto Compra, o Naviga contenuti, o Video On Demand.. dietro si mascherà una rete p2p bittorrent legale.

Detto questo c’è una considerazione da fare.. grazie a BitTorrent (in generale grazie al p2p) i distributori di media ridurranno drasticamente i costi per farvi arrivare i contenuti (la banda ce la mettono gli utenti!).. se uno più uno fa due (ma non sono troppo sicuro che sia ancora così…) i prezzi per accedere a questi media dovrebbero di conseguenza essere minori (visto che già la banda la paghiamo..

Ok ok ora smetto di sognare e torno al lavoro…

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9 risposte a “Sempre più BitTorrent.”

FabiuS ha scritto un commento il gennaio 30, 2007

…e che dire di Joost (ex Venice Project) che usa bitTorrent per lo streaming dei contenuti? (tra parentesi, qualcuno ha avuto l’occasione di provarlo, io mi sono iscritto come beta tester ma finora picche).
Mi sa che stiamo macinando idee per una puntata a tema del Nissardo…

ilnissardo ha scritto un commento il gennaio 30, 2007

Che fai FabiuS mi anticipi?!?! Joost era l’argomento del mio prossimo post.. va be vuol dire che salto.. 🙂

No scherzo ne scriverò, ma anch’io sono per ora fuori dal beta program…

Alex - Microsmeta ha scritto un commento il gennaio 30, 2007

Joost sembra promettere bene dai video disponibili in “rete (credo comunque che usi un sistema peer2peer proprietario e speriamo che sia altrettato valido rispetto a bittorrent, usato già da Azureus.
Il problema è che devono riuscire a convincere i migliori fornitori a distribuire tramite loro i contenuti, cosa molto difficile. Finora il materiale a disposizione dei “webspettatori” non è molto, ma sta crescendo l’interfaccia invece è stupenda. Apriranno i battenti al grande pubblico solo quando saranno una valida alternativa (o speriamo qualcosa di meglio) rispetto alla concorrenza. Da quello che ho letto in rete, per supportare bene un video tramite p2p dovrebbero essere almeno un migliaio gli utenti per file (perchè non ci siano tempi di attesa e il video (parlo di 1 ora di filmato) sia visto dopo pochi minuti in streaming, poi più sono gli utenti, meglio è a differenza dell’IPTV che se gli utenti sono molti non riesce a “servire” tutti) . Purtroppo è difficile anche per chi gode di un’ottima fama partire da subito con centinaia di migliaia di utenti

ilnissardo ha scritto un commento il gennaio 30, 2007

Alex, quello che dici non è del tutto corretto.. riguardo la IPTV intendo. Dipende molto dalla piattaforma (qui sono informato.. è il mio lavoro quindi fidati ne so… 😀 ) ma in generale quando si parla di IPTV live, le trasmissioni sono in multicast (in pratica il numero di flussi è indipendente dal numero di utenti connessi.

Il problema che alle volte si ha con l’IPTV è dato dal numero di flussi che è sovradimensionato rispetto alla capacità del collegamento che arriva alla DSLAM.

Il bello (e il brutto allo stesso tempo) del multicast è che i router di backbone lo fermano se non ci sono utenti che fanno join al gruppo (se qualcuno mi ha perso scusatemi, la cosa è un po tecnica, ma sono sicuro che Alex mi capirà). Quindi spesso gli ISP dimensionano la pipe che arriva alla DSLAM tenendo conto che in media solo N canali vengono visti in contemporanea da tutti gli utenti serviti dalla DSLAM. In genere questa stima è verosimile, tanto più che una DSLAM serve un gruppo ristretto (e spesso coerente in termini di canali selezionati) di utenti.
Ma il discorso salta tutto quando la pipe che arriva alla DSLAM è poi collegata allo stesso backbone insieme a tutte le altre pipe di DSLAM.. li la statistica va a farsi fottere (scusa il termine). Quindi il backbone va dimensionato bene, oppure va fatto ad albero distribuendo poi le pipe finali.

Pensa al mio provider, Free, il loro pacchetto di IPTV comprende più o meno 300 canali. Ogni canale è a 4Mbps (credo) quindi se tutte le DSLAM fossero collegate allo stesso backbone (cosa che mi risulta difficile da credere) la banda usata nel peggiore dei casi è 1.2Gbps ovviamente il backbone va a belle donnine cosi..

Il tutto per dirti che in generale, se l’IPTV è implementata dall’ISP, il numero di utenti influenza la qualità solamente se ogni utente guarda un canale diverso (e se la rete è mal dimensionata in funzione del numero di canali).

lpalli ha scritto un commento il gennaio 30, 2007

Ho testato Joost:
– qualità ottima: migliore della TV analogica, comparabile con la TV digitale
– interfaccia: malgrado si tratti di una beta l’interfaccia é già ottima
– contenuti: per il momento l’offerta di contenuti é limitata, ma probabilmente aumenteranno velocemente

ilnissardo ha scritto un commento il gennaio 31, 2007

@lpalli: grande! Io sono iscritto per il beta testing ma ancora non mi hanno contattato.. Spero di poterci mettere su le mai alla svelta.

Se ti va di scriverne/parlarne un po le porte del Nissardo sono aperte (sia del blog che del podcast).

Alex - Microsmeta ha scritto un commento il gennaio 31, 2007

..Grazie della precisazione
una volta che il tutto è ben calibrato, quindi, non è la banda che non è sufficiente, ma il problema è il costo della banda che il gestore del servizio deve sostenere per offrire i contenuti a milioni di utenti (come YouTube e Google in questo momento) , mentre con il p2p si distribuisce il carico fra i vari peer e quindi chi offre il servizio ha dei costi relativi al traffico molto inferiori. Correggimi se ancora non ho capito.

ilnissardo ha scritto un commento il gennaio 31, 2007

Non è che non hai capito.. è che stai confondendo (come la più parte delle persone purtroppo) due concetti diversi.. uno è l’IPTV, l’altro è il Video On Demand.
YouTube e GoogleVideo sono due siti di VideoOnDemand.. tu vai e guardi. Ce ne sono tanti altri, anche integrati con i STB.
IPTV vuol dire TV (dal vivo, RAI1 etc. etc.) trasmessa su IP.
Le problematiche sono diverse in quanto diverso è il servizio (e l’uso della rete che viene fatto nei due casi).
Comunque il problema che hai sottolineato è verissimo per YouTube e GVideo, e lo sarebbe per tutte le MediaCompany che vogliono distribuire i contenuti su internet. Il p2p gli salva un sacco di soldi, proprio come hai detto tu.

Ora Joost è una via di mezzo (se ho capito bene visto che ancora non l’ho provato). I contenuti trasmessi sono in effetti delle trasmissioni live, ma non distribuite in multicast dagli ISP. Questo lo potrebbero già fare adesso con lo streaming, ma non funzionerà mai perché la banda necessaria a supportare le connessioni unicast al server sarebbe gigantesca.
Allora ci sono due possibilità.. si investe per una content delivery network (CDN), in pratica si mettono tanti server di streaming distribuiti in giro per il mondo, oppure si prova a sfruttare il p2p.
Il vantaggio di Joost sarà che le media company non dovranno ne pagare la CDN (sono molto costose.. fidati! 😉 ) ne la banda che serve per fare lo streaming.. gli utenti ci mettono entrambe le cose, la CDN con Joost e la banda con l’ADSL!

Alex - Microsmeta ha scritto un commento il gennaio 31, 2007

OK, adesso mi è chiaro del tutto, grazie! 🙂

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