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La storia di Giancarlo

dicembre 5, 2008 12:27 am

Questo post centra ben poco con il resto del blog. E in fin dei conti lo scrivo piu` per me che per voi, perche` so che un giorno questa storia me la saro` dimenticata. Rileggendo questo blog mi tornera` in mente.

Questa e` la storia di un incontro, o meglio di un incrocio di vite. E` la storia di uno scambio che va al di la` dei 10 minuti effettivamente trascorsi insieme.

Prologo
Londra, 1993. In una sera di meta` agosto, verso le due di notte, camminavo per andare verso Trafalgard Square a prendere il mio night bus. Era da qualche ora iniziato qualcosa con una gentile signorina: aveva tutta l’aria di un’avventura estiva, impossibile aver immaginato che dopo 15 anni quella signorina sarebbe stata la mamma dei miei bimbi..
Camminavamo abbracciati, un po per la passione del momento, un po perche` a noi piaceva cosi (tutt’ora lo facciamo), un po perche` a Londra quella sera faceva freddo. Tanto freddo e tanta acqua.

Le strade intorno a Piccadilly erano piene zeppe di turisti alla ricerca di quei pochi pub autorizzati a rimanere aperti anche dopo la midnight bell. Talmente affollate da stare attenti a non sbattersi contro.

D’improvviso mi si ferma davanti una faccia nera, barbuta e sporca. Piu` o meno la stessa fattura che davo al sandman quando ero bimbo. Mi sento stringere la vita, ma non e` un abbraccio di passione, e` una stretta di paura (“un colpo” come si dice da noi in toscana).
Ci misi un po a realizzare che non era un immagine statica, che dietro la barba di un colore inclassificabile, tra il giallo tabacco e il nero asfalto, delle labbra si muovevano.
Non era un’immagine statica, era un homeless. Homeless, sans-papiers, barbone e chi piu` ne ha piu` ne metta.
Intorno a noi d’improvviso il vuoto: piu` o meno lo stesso effetto di una bolla di sapone, non eravamo piu` in mezzo alla folla, o meglio c’eravamo, ma la folla ci stava lontana, ad un paio di metri di distanza. Distanza di sicurezza, pensai.

L’homeless ha questo potere, ha il potere di creare il vuoto intorno a se. Sarebbe bello portarselo ad un concerto, di quelli da sessanta mila persone, ci permetterebbe di arrivare in prima fila e goderci lo spettacolo senza ritrovarsi il gomito di qualche sconosciuto a solleticarci le costole.

Il primo istinto fu: “togliti di mezzo, io sono l’uomo che ha appena preso sotto la sua ala protettrice questa bella creatura, non provare nemmeno a sporcarla con uno sguardo!”.
Per fortuna (mia) i fumi dell’amore non mi fecero cedere all’istinto: (da qui scrivo in italiano ma la conversazione fu in inglese)
– (A) ‘Sera. Dio ti benedica
– (H) ….
– (A) Signore c’e’ troppo casino non capisco un caXXo di quello che dici
– (H) ….
– (A) Signore mi scuso, io sono straniero e non riesco proprio a capire cosa mi stai dicendo
– (H) Io potrei insegnarti cose sulla vita che nessun altro potrebbe!
– (A) Lo so.
– (H) Grazie. Che Dio benedica te.

In tutto meno di un minuto, poi l’immagine spari, la bolla d’aria che ci separava dal resto del “mondo civile” si era spostata: in fondo non seguiva noi, ma l’homeless.

La persona che mi affiancava mi guardo’. Fu uno sguardo strano, che li per li non riuscii a comprendere. Mi domandai “pensera` che sono matto o che sono speciale?”. Mi chiese cosa l’homeless avesse detto. Ascoltandomi i suoi occhi si accesero di quel fuoco che ancora oggi scalda la mia vita.

La storia di Giancarlo
Antibes, piazza della Fontonne, inizi dicembre 2008. Ho appena portato Francesca dal dottore.. che periodo del bip, prima Gaia, poi Mattia che deve addirittura farsi due notti in ospedale: ci mancava solo la mamma all’appello delle vittime di questo caspita di virus.

Mattia e` dietro che dorme, ovviamente davanti al dottore non c’e’ parcheggio. Poco male, davanti alla chiesa ci sono sempre dei posti; eccone uno.
Dall’altra parte della strada c’e` un barbone avvolto in una coperta, che sta parlando con un signore appena uscito dalla sua scintillante Citroen nuova. Un attimo e il signore iniza ad allontanarsi di gran fretta, senza mai voltarsi verso il barbone che sta ancora parlando.
Adesso si volta verso di me e mi guarda. Vede che rimango in macchina, che sto aspettando.

Ma che vuole? Perche` si avvicina?
Eccolo al finestrino, mi bussa: “Posso chiederle una cosa?”
Lo sapevo.. vuole dei soldi.. ora come glielo spiego che io sono contrario all’elemosina?

Errore caro Andrea! Primo errore!
Si perche` il barbone non mi chiede soldi, non mi chiede sigarette.. a dire il vero non mi chiede niente.
Mi dice che e` un alcolista, che non ce la fa piu`. Che l’alcool lo ha divorato, si sveglia la mattina e l’unica cosa a cui pensa e` bere. Inizia a piangere.

Il caso vuole che lui si accorge del mio accento, mi chiede che origini ho. Ho sempre paura in situazioni del genere. Io non mi vergogno delle mie origini, non c’e’ nulla di cui vergognarsi; ma alle volte le ho negate semplicemente per paura di mettermi nei guai.
Ma non oggi, non con lui.
Gli dico che sono italiano. I suoi occhi si illuminano, anche lui e` italiano, si chiama Giancarlo. Italiano di Pescara mi dice! Ma dai, anche mio padre e` di Pescara, in fondo anch’io mi sento un po pescarese: da Pescara ho ripreso l’amore per il mare e la “coccia” dura tipica degli abruzzesi.
Ma dal suo italiano mi rendo conto che in realta` lui in Italia non c’e’ mai stato, i suoi genitori sono arrivati in Francia prima che lui nascesse, partendo da Pescara per cercar fortuna.

E` il quinto di sei fratelli. Mi dice a memoria tutti i nomi, come se fosse una filastrocca.
Torniamo a parlare del suo problema, l’alcool.

Quella bestia nera che solo chi ha conosciuto puo` temere per quello che veramente e`.

Giancarlo era un uomo normale, un lavoro (carpentiere con 3 muratori alle sue dipendenze), una famiglia e tre figli (con nomi tutti italiani precisa con orgoglio). Ad un tratto ha perso tutto. Qualcosa (ma non mi dice mai cosa) lo ha deluso, lo ha tradito, lo ha fatto cadere in un baratro dal quale non si e` piu` ripreso. Lo racconta piangendo, e io non so dir altro che “capisco”, “hai ragione”, “veramente”.

Insomma cazzate. Quest’uomo ha bisogno di me, di sfogarsi con qualcuno che lo ascolti senza fretta e senza barriere mentali, e io so solo dire cazzate?!

Si, non posso dire altro. Non posso dire altro perche` non so altro. Cosa ne posso sapere io del significato di solitudine? Di cosa vuol dire trovarsi a 50 anni per strada, con una coperta addosso, senza piu` nient altro che il proprio corpo da dissetare?

Io che ho una vita, speranze, relazioni? Io che se fermo qualcuno per strada per chiedere l’ora quello si ferma sul serio, non si mette a scappare come se c’avessi la lebbra o fossi un terrorista suicida pieno zeppo di tritolo?

Giancarlo ha 50 anni, e` alcolizzato e si riposa in chiesa. Mi dice che crede in Dio, crede tanto in Dio.

Giancarlo e` solo, disperato, sconsolato. Si e` arreso.. non stamattina, tanto tempo fa. Giancarlo ha gettato la spugna. Ma ancora oggi si chiede perche` non c’e’ nessuno che lo aiuta.

Lo saluto, facendogli un grosso in bocca al lupo e stringendogli la mano. La stretta di mano e` sincera, quella tra due uomini che si sono incrociati e si sono scambiati qualcosa. Lui e` ripartito per la sua strada, con un po piu` di calore nel cuore, io ho ripreso ad aspettare Francesca, pensando alla societa`, alla vita, ai miei figli.

Buon Natale Giancarlo, che il tuo Dio ti sveli i suoi piani per te.

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4 risposte a “La storia di Giancarlo”

Gian Marco ha scritto un commento il dicembre 5, 2008

Avrai anche scritto due storie “più per te che per noi”, ma mai ho terminato la lettura di un post convinto di aver appena letto qualcosa di così bello: la prova che esiste ancora Vita sulla terra.

Alessandro Milianti ha scritto un commento il dicembre 5, 2008

Ciao, mi spiace per gli inconvenienti “virali”, che spero ormai superati!

Mi sento di dire solo una cosa su questo argomento: spesso le cose sono come noi le vogliamo vedere. E’ più difficile stringere la mano a un “homeless” con sincero affetto, che scappare sulla Citroen nuova.

Purtroppo siamo tutti sulla Citroen nuova, e abbiamo troppa paura di vedercela sporcare da qualcuno di diverso. Ho detto diverso, non “inferiore”. Ma siamo maledettamente impauriti e desiderosi di scappare da quello che potrebbe succedere anche a noi. Quelli della Citroen nuova.

Così ci perdiamo dei momenti, come questo che te hai avuto il coraggio di vivere a viso aperto, che sono impagabili: non per manifesta superiorità, ma per semplice umana fratellanza.

Un abbraccio.

ilnissardo ha scritto un commento il dicembre 5, 2008

Grazie delle gentili parole ad entrambi.

Io ho pensato e ripensato a quell’incontro ieri.. volevo riuscire a ricavarne qualcosa di piu`. E alla fine ho realizzato: non e` sempre vero che quelli lasciati fuori da questa societa` lo sono per scelta loro. Molti li abbiamo lasciati fuori noi, non hanno scelto nulla. Come ogni sistema reale, la nostra societa` produce degli effetti collaterali, Giancarlo e` uno di questi. Non e` un giudizio, ma una considerazione quasi ingegneristica.
Ci lasciamo dietro degli effetti collaterali, e ne abbiamo anche vergogna.

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