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Torniamo a parlare di Virtualizzazione, con Linux 2.6.20

febbraio 9, 2007 5:00 pm

Se leggete questo blog da tempo, sapete che la virtualizzazione è uno degli argomenti che mi incuriosiscono e mi interessano di più, fin da quando ero studente.
Ma qui si sale di livello, infatti quanto fatto con il kernel 2.6.20 annunciato qualche giorno fa da Linus Torvalds, supera tutto quello che è stato fatto fino ad ora.

Infatti questo kernel integra direttamente una libreria di virtualizzazione, portando i processi virtualizzati direttamente dentro lo scheduler del server. Per chi non è troppo esperto di architetture di sistemi operativi, questo vuol dire poco e niente… in pratica questo si concretizza in una migliore distribuzione delle risorse fisiche tra i vari processi, compresi quelli che girano sulla macchina virtuale. Conseguenze? Un aumento delle prestazioni dei processi virtualizzati, cosi come dei processi nativi, oltre che una migliore gestione delle risorse.

Non avendo ancora avuto il tempo di provarlo, preferisco semplicemente quotare punto informatico:

Linus Torvalds ha annunciato la disponibilità di una nuova e importante versione del kernel di Linux, la 2.6.20. Questa release solleva attenzione per l’inclusione di una giovane tecnologia di virtualizzazione, KVM (Kernel-based Virtual Machine), parzialmente basata sull’emulatore open source QEMU.

Sviluppato dalla startup Qumranet, KVM è un modulo per il kernel di Linux che, similmente a quanto fanno programmi come VMware, Bochs e Virtual PC, permette di creare una o più macchine virtuali in cui far girare versioni non modificate di Linux, Windows o Open/Free BSD. Ad ogni macchina virtuale vengono assegnate una serie di risorse hardware virtualizzate, quali scheda di rete, hard disk, scheda video ecc.

A differenza degli hypervisor esterni, che assumono il controllo della macchina e dividono le risorse tra i sistemi operativi guest, KVM è parte di Linux ed utilizza il suo stesso scheduler dei processi e lo stesso sistema di gestione della memoria. “Ciò significa – si legge nelle FAQ del software – che KVM è molto più compatto e semplice da utilizzare”. Interessante notare, ad esempio, che le macchine virtuali create con KVM sono normali processi gestibili attraverso comandi come top, kill e taskset.

Al momento in cui sto scrivendo, KVM permette di virtualizzare immagini Linux a 32 e 64 bit, e immagini Windows solamente a 32bit, ma la versione per Windows 64bit dovrebbe essere disponibile a giorni.

Insomma, da provare!

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