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Early morning in Emmeryville

luglio 10, 2009 4:28 pm

Il Jet-lag anche questa volta ha fatto il suo “fottuto” dovere. Dopo 28 ore sveglio sono andato a letto distrutto per risvegliarmi dopo appena 6 ore di sonno.
Impossibile dormire di piu’.. qui sono le 5 di mattina, ma il mio orologio interiore mi dice che sono le 2 del pomeriggio, evidentemente non l’orario da dedicare al sonno.
Per fortuna l’hotel ha una sala di fitness gia’ aperta, una copia di USA-Today, una tazza da 250ml di caffe nero, e via per mezz’ora di “work out” come dicono qui.
Peccato che la piscina apra soltanto alle 10, ma a dire il vero visto il clima non penso che ne avrei approfittato.
Tempo del primo “smoking break”, ovviamente fuori dall’albergo visto che qui non si puo’ (giustamente) fumare nei locali chiusi. Anzi.. non si puo’ fumare ad una distanza di 10 metri circa da una porta d’ingresso.. un po maniacale la cosa, ma in fondo va bene cosi.
In genere la prima “cicca” la fumo verso le 10 del mattino, ma ormai l’orario e’ una cosa astratta.. il mio corpo segue cicli diversi.
Il tempo di uscire e trovarmi con un signore sulla 60ina, nero, dall’accento direi dell’Alabama o comunque di qualche stato del sud est.
Due chiacchiere sul clima.. ma che cazzo di freddo fa da ste parti la mattina?!?! Dice che andra’ meglio tra qualche ora, ma stasera sara’ ancora piu’ freddo.. the ocean breath dice lui.. e io penso alla valigia piena di bermuda e canottiere.. pessima scelta Andrea, pessima scelta.

Lo saluto, e lui fa altrettanto. Che strano sentimento. A 8000Km e piu’ da casa, con un senso di mancanza perche’ mi manca la mia meta’ e i miei due angeli, eppure.. eppure e’ bastato scendere dall’aereo, entrare in areoporto e sentirmi “bene”.
Continuo a chiedermi perche’ dopo 9 anni di Francia non riesco a sentirmi a mio agio come francese acqusito, mentre mi basta un’ora di States per sentirmi completamente “a casa”?
Certo la lingua gioca moltissimo.. sono con 3 colleghi francesi, e’ buffo vederli in questa situazione, pesci fuor d’acqua. La discussione e’ andata a finire proprio li ieri sera a cena.. ora capiscono come mi sono sentito io per tanti anni (oddio.. io parlo francese 1000 volte meglio di quanto loro non parlano inglese..). Mi vengono dietro come bimbi che seguono la maestra, ogni cameriere, ogni domanda vedo i loro occhi cercarmi per un po di aiuto.. no cari miei 🙂 ora lo dovete vivere anche voi.. poi forse rispetterete di piu’ gli sforzi che faccio io tutti i giorni.
Let’s face it, amo la Francia dal profondo, e’ un paese meraviglioso con valori culturali e sociali unici nei quali mi rispecchio totalmente. Non posso dire lo stesso per gli States, della cultura e della socialita’ che hanno qui non condivido praticamente nulla.
Ma la lingua conta, e conta tanto. Ed ogni volta che mi ritrovo in un paese anglofono me ne rendo conto, tutto e’ piu’ easy-going per me. Mai che devo ripetermi, mai che devo far ripetere.

Ho appena guardato fuori dalla finestra, com’e’ che il cielo della california mi sembra sempre cosi diverso da quello di casa mia? Ogni volta che guardo in alto mi sembra di vedere un episodio dei Simpson, con quel cielo celeste pastello sul quale le nuvole sembrano figurine appiccicate. E non e’ solo qui, anche in Nevada avevo avuto la stessa sensazione.

Ancora un beverone di caffe`.. ecco il caffe`.. altro punto negativo della Francia. Io arrivo negli stati uniti, chiedo un espresso e.. e’ buono! E detto da un italiano caffeinomane potete crederci. In Francia, 50 Km dal confine con l’Italia, bere un caffe` decente e` un’impresa praticamente impossibile!

Ieri sera abbiamo cenato ad un ristorante italiano, il primo vicino all’hotel. Cena squisita per 64 dollari in quattro! Polenta e conchiglie ai gamberi e asparagi. Tutte le volte che vengo da queste parti e esco a mangiare non rimango mai deluso. Anche i ristoranti italiani sono sempre ottimi, dalla pasta alla pizza (perche’ per mangiare una pizza decente in costa azzurra devo cercarla con la lanterna?!?!?).

Il flusso di coscienza di dickensoniana memoria deve fermarsi qui, e’ tempo di una doccia e di parlare con “casa”.
Poi la giornata vera comincia, breakfast con eggs e pancake (lo sto sognando da ieri) e di corsa nei “nuovi” uffici, sperando di trovare sorprese positive.

I miss you sweet heart, I really do.

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